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Casse Professionali: contributi prescritti dopo 5 anni

contenzioso tributario

Le casse professionali sono ancora al centro di una sentenza di Cassazione. Questa volta parliamo della Cassa Forense il cui ricorso è stato rigettato dalla Suprema Corte!

Il caso è quello di un avvocato alle prese con i contributi non versati alla Cassa Forense dal 1989 al 2000 (e dunque prescritti). La vicenda ha inizio prima della riforma dell’art. 21 della Legge n. 247/2012. La misura prevede che, dal 2014, l’Iscrizione all’Albo Forense faccia scattare in automatico quella all’ente previdenziale. Prima del 2014, l’iscrizione alla Cassa Forense era obbligatoria soltanto al raggiungimento e/o al superamento dei limiti reddituali fissati dall’ente.

Il primo atto interruttivo nei confronti dell’avvocato risale al 1999 per contributi maturati nel 1989 e non dichiarati alla cassa. Tuttavia, ricorrendo oggi, l’ente non poteva non essere a conoscenza della cancellazione dall’Albo avvenuta nel giugno 2000 (e deliberata dalla Cassa Forense stessa). Essendo passati più di 5 anni, il ricorso non quindi è legittimo. Inoltre, l’ultima lettera inviata all’avvocato è datata 7 maggio 2018 e reclama contributi evidentemente prescritti perché risalenti al periodo 1992-2000.

Con questa sentenza la Cassazione mette in guardia i professionisti nei confronti delle “pretese” delle casse professionali: oggi la Legge annulla i contributi non versati per intervenuta prescrizione!

Ma per fare questo, è importante rivolgersi a un avvocato specializzato per verificare il debito e fare ricorso presso il Giudice competente. Noi di CFC Garanti del Contribuente lo facciamo da 15 anni, operando su tutto il territorio nazionale con 104 avvocati e 94 consulenti esperti.  Perché, come ti ricordiamo sempre: i Giudici lo Dicono, Noi ti aiutiamo a Farlo.

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Rottamazione Ter e Casse Previdenziali: a che punto siamo?

Rottamazione Ter e Saldo e Stralcio sono istituti deflattivi ormai noti a chi, entro il 30 aprile, intende “fare pace” con il fisco. Molti professionisti, di conseguenza, stanno dimostrando interesse verso l’applicabilità degli stessi ai contributi non versati alle proprie casse previdenziali di riferimento.

 

Cosa dice la Legge. Per quanto concerne la Rottamazione Ter, l’articolo 3 D.L. 119/2018 non contiene riferimenti espliciti ai contributi previdenziali dovuti alle Casse Professionali. Tuttavia, è certo che non potranno accedere alla Rottamazione Ter gli iscritti a casse che non riscuotono i contributi a mezzo ruolo.

In materia di Saldo e Stralcio (articolo 1, comma 185, L. 145/2018), invece, possono essere estinti i debiti derivanti dal mancato versamento dei contributi alle casse previdenziali professionali o alle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi dell’Inps. Restano, invece, escluse le somme accertate dall’ente previdenziale stesso (ad esempio, le somme non versate ancorché determinate in funzione dei redditi dichiarati alla cassa).

 

Voglio Maggiori Informazioni

 

La risposta delle Casse Previdenziali. A queste disposizioni, ogni cassa professionale sta rispondendo in maniera autonoma e difforme, creando non poca confusione tra i contribuenti coinvolti.

La Cassa Forense, dapprima intenzionata a fare ricorso avverso la nuova disciplina, ha infine deciso di consentire ai propri iscritti di accedere ai benefici fiscali. Opposta la visione della Cassa dei Commercialisti ed Esperti Contabili: gli associati non potranno, infatti, aderire né all’istituto del Saldo e Stralcio né alla Rottamazione Ter.

Si attendono, dunque, le risposte delle altre casse professionali che, come sancito dalla Cassazione, “nell’ambito del potere di adozione di provvedimenti, possono essere adottate dagli enti previdenziali privatizzati deliberazioni autonome in materia di regime sanzionatorio e di condono per inadempienze contributive”.

In questo clima di incertezza, ti consigliamo di rivolgerti a un esperto in grado di rispondere a tutte le tue domande.