Pace Fiscale per le Imprese
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Pace Fiscale per le imprese?

CFC Garanti del Contribuente > Attraverso le Sentenze dei Giudici dei Tribunali Italiani è possibile ottenere l’annullamento del proprio debito

800 miliardi di euro, 22 milioni di cartelle esattoriali: sono questi i numeri di ex Equitalia, oggi Agenzia delle Entrate Riscossione.

In questo contesto, sempre più frequenti sono le azioni del Governo per “sanare le proprie casse”. Non ultime, la volontà e il dibattito di estendere alle imprese la Pace Fiscale attraverso un emendamento al Decreto Crescita. L’obiettivo è ottenere nuove liquidità per un presunto ammontare di circa 15 miliardi di euro. Somme “accattivanti” che risulterebbero preziose in vista di una manovra 2020 che, a spanne, avrà bisogno di una copertura per circa una quarantina di miliardi.

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Due i modi con cui il Governo punta a far cassa. Da un lato c’è quello pacifico della “pace fiscale”, anche attraverso la proroga della Rottamazione Ter (estesa anche alle imprese) al 31 luglio; dall’altro ci sono le sempre più frequenti azioni esecutive. Queste sono le più lesive per imprenditori e professionisti perchè vanno a inficiare l’intera attività dell’azienda stessa. Ipoteche, pignoramenti e non solo, sono all’ordine del giorno e sono i veri rischi da scongiurare per chi fa impresa (e non).

 

A intervenire è Carlo Carmine, il Difensore Patrimoniale. Insieme al dottor Mario Cerrito e all’avvocato Simone Forte, Carlo Carmine ha fondato CFC Garanti del Contribuente, la 1a Azienda Legale in Italia che con i suoi legali aiuta ogni giorno i contribuenti finiti nel vortice di ex Equitalia. Carlo Carmine spiega come da un lato la nuova Rottamazione Ter possa effettivamente dare un po’ di respiro, ma dall’altro il debito rimanga e nessuno sia certo di poterlo pagare nella sua interezza. CFC, operante su tutto il territorio nazionale, aiuta imprenditori e professionisti che negli ultimi anni hanno dovuto confrontarsi con una crisi senza eguali, verificando l’operato di ex Equitalia avvalendosi di leggi e sentenze di Cassazione, per ridurre il debito sino ad annullarlo.

 

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I 5 vizi più ricorrenti

 

Tra i vizi più comuni che permettono di ottenere l’annullamento di un debito ci sono: cartelle notificate più di cinque anni fa (quindi prescritte); cartelle esattoriali notificate nelle mani del portiere (o di altri soggetti terzi) e non seguite da ulteriori avvisi; indirizzo errato dell’intestatario; notifica di atto esecutivo (es. ipoteca, pignoramento) non preceduta da regolare preavviso di pagamento del debito e tanti altri che contraddistinguono oltre l’87% delle cartelle esattoriali.

 

Commercialisti e consulenti fiscali spesso non sanno come aiutare il cliente e l’unica soluzione proposta è la rateizzazione del debito. Tuttavia, “in punta di diritto” è possibile appellarsi ai Giudici e ottenere il suo annullamento. Per questo, a fronte di cartelle esattoriali o intimazioni di pagamento, la prima (e urgente) cosa da fare è richiedere una verifica giuridica delle stesse. Questione analoga è per agli atti esecutivi già in essere, come pignoramenti e ipoteche, che possono ugualmente essere oggetto di richiesta di verifica e annullamento. Anche su questo aspetto, infatti, sono gli stessi Giudici a sancire la nullità di tutti gli atti facenti riferimento a cartelle contraddistinte da vizi di forma e procedura. Il consiglio è rivolgersi a un Difensore Patrimoniale, professionista certificato in grado di offrire soluzioni concrete in materia di debito con ex Equitalia, istituito proprio da CFC Garanti del Contribuente.

 

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