Imprenditori e Fisco, Recovery Fund, Cash Flow Tax
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Imprenditori e Fisco: una morsa più stretta del Recovery Fund e della Cash Flow Tax

Imprenditori e Fisco. L’approvazione del Recovery Fund e l’idea di applicare la Cash Flow Tax già a partire da gennaio 2021 fanno paura agli imprenditori italiani. Sono tanti gli interrogativi: migliorerà la vita degli imprenditori e delle aziende italiane dopo l’annunciato Recovery Fund?

La Cash Flow Tax, forse in arrivo già a gennaio 2021, sarà davvero risolutiva?

Se lo sono chiesti il Difensore Patrimoniale, autore Best Seller Amazon e founder di Garanti dell’Imprenditore, Carlo Carmine. Insieme all’avvocato esperto in ricorsi all’ex Equitalia Simone Forte e al dottore commercialista e revisore dei conti Mauro Finiguerra, nel corso dell’ultima puntata di Tax Show Live, in onda tutti i mercoledì sera su YouTube.

La loro è stata una pura e libera analisi della situazione pre e post Covid-19. Analisi che ha posto l’accento sulle iniziative in termini di fiscalità e di rilancio che il Governo sta varando in queste settimane.

Per Carlo Carmine: “è un problema di pressione fiscale, la base di un nuovo mancato rilancio sta nella voglia politica di fare le cose sempre allo stesso modo. Questa situazione può essere l’opportunità di rilancio ma sta diventando una gabbia di burocrazia e morte aziendale”. 

Il punto di partenza. La Commissione Europea, nel 2019, ha rilasciato dati circa la crescita prevista degli stati membri. Fanalino di coda era l’Italia con una previsione di crescita appena dello 0,3%. Un dato chiaro che trascina una immobilità del Bel Paese che dura ormai da diversi anni e dal quale, per scelte e non scelte politiche, ancora non ne usciamo.

In questa proiezione, spiccano le previsioni di crescita di paesi come Malta (+4%) ma anche Irlanda, Cipro, Slovenia e Lussemburgo, tutte tra il 2,7 e 3,6 %. Nella parte bassa della classifica, proprio l’Italia accompagnata da Germania e Francia con un +1,1% e Belgio, Paesi Bassi ed Austria tra l’1,2 e l’1,3%.

Il “fattore” Covid-19. Lo “shock” Corona Virus è stato enormemente devastante per tutta l’Europa ma ancor peggio per i paesi che già dalla proiezione 2019 avevano palesato soglie di crescita particolarmente basse.

E così, se l’Eurozona conta una flessione negativa media intorno all’8%, per l’Italia si inizia a parlare dell’11,4% con numeri che sembrano subire incrementi sempre maggiori con il passare delle settimane. In questo quadro economico drammaticamente devastante, a opporsi sin da subito all’attuazione del Recovery Fund sono stati, manco a dirlo, le realtà che meno di tutte hanno subito l’emergenza “fiscale” post virus come Danimarca, Svezia, Romania, Polonia e Finlandia, i cosiddetti “Paesi Frugali”.

Recovery Fund. Accolto con immenso entusiasmo dalla politica governante, il Recovery Fund ha visto l’Italia raggiungere l’ok per oltre 82 miliardi a fondo perduto e 127 a prestito agevolato. Un totale pari circa a 209 miliardi di euro. L’obiettivo “rilancio”, per Italia e Spagna, quindi, passa per la ricezione di questi fondi che saranno fruibili a determinate condizioni.

Tali, saranno erogati per il 70% tra il 2021 e il 2022 mentre il restante 30% arriverà nel 2023. Ciò significa che tali fondi “ci saranno” e dovranno costantemente rispondere ad analisi specifiche. Primo tra tutti il dato relativo al “Tasso di Disoccupazione” per gli anni 2015 e 2019, cui si aggiunge quello sulla perdita reale del Pil che sarà al centro della trance 2023.

Fondo perduto, occasione persa. A dettare “ansia” e “dubbi” sono due fattori principali: i tempi e i modi. Dall’accordo, infatti, trapela che il famelico “Recovery Plan Nazionale” dovrà essere approvato entro dicembre 2020. Quindi dovrà essere consegnato entro ottobre, di conseguenza si hanno appena un paio di mesi per intervenire. La seconda condizione, inoltre, prevede che tale Recovery Plan preveda una Riforma della Giustizia, Fiscale e del Lavoro.

Diverse anche le regole da appuntare. Eppure “quello che mi preoccupa – evidenzia Carlo Carmine – è che ancora una volta si sta procedendo allo stesso modo e facendo le stesse cose. Questo tempo poteva essere davvero un’opportunità per ridisegnare l’Italia, soprattutto dal punto di vista fiscale e, invece, facciamo le cose sempre allo stesso modo”.

Qui il riferimento è chiaro al fatto che “in tutti questi anni non si è mai stati in grado di fare riforme”. Così afferma l’avvocato Simone Forte. Incalza Carlo Carmine che aggiunge: “le riforme saranno complicate perché non stiamo vivendo un periodo di coesione politica a livello nazionale”.

All’uscio, il Comitato di controllo del Consiglio Europeo che “metterà i voti” alle azioni svolte e alle riforme attuate (richiesto il placet da 13 paesi su 27).

A ciò si aggiunge il “Super Freno di Emergenza” che, su richiesta anche di un solo paese, può essere “tirato” e bloccare l’erogazione dei fondi entro 3 mesi.

Le aziende soffocano. “In questo contesto – aggiunge Carlo Carmine – l’emergenza non è per nulla un ricordo e non sappiamo a cosa andiamo incontro.

Tutte le attività che non hanno ancora riaperto o che oggi stanno “zoppicando”, potrebbero subire danni devastanti a causa di un ipotetico nuovo lockdown”.

Situazione, questa, ancora più drammatica se si pensa al tessuto imprenditoriale italiano. Perché “coloro che oggi ‘fanno il PIL del paese’ – aggiunge Carmine Carlo – stanno per impattare in quello che abbiamo chiamato “tsunami fiscale”. Quest’ultimo vedrà dal 1° settembre ripartire l’attività di riscossione con l’arrivo di intimazioni di pagamento, pignoramenti ed ipoteche da parte di ex Equitalia”.

Nel corso di Tax Show Live è stato evidenziato come a calare in questi mesi sia stata la “cassa” delle aziende che, talvolta, non è stata rimpinguata “seppur siano state emesse regolari fatture sulle quali saranno pagate le dovute tasse”.

Ad oggi, la liquidità è scarna. E, seppur “sia vantaggioso il pagamento delle imposte per cassa”, aggiunge Carlo Carmine facendo riferimento alla proposta del Direttore dell’Agenzia delle Entrate di attuare la Cash Flow Tax, “preoccupa il fatto che una riforma del genere, per quanto giusta, si dimentichi ancora del fattore fondamentale: gli imprenditori italiani pagano troppe tasse. Non se ne può più.

Il problema non è il ‘come e quando’ pagare le imposte ma il ‘quanto’ paghiamo che ad oggi è stabile a un Tax Rate medio del 65%. Un assurdo che non potrà mai portare a un rilancio”.

La via d’uscita. Per Carlo Carmine, alla luce del prossimo tsunami fiscale, una sola è l’azione da svolgere mentre uno è il consiglio da dare al Fisco.

La prima sta sicuramente nell’anticipare il problema della ripresa delle azioni esecutive di ex Equitalia, andando a verificare il proprio debito con ex Equitalia e mettendosi al sicuro prima che sia troppo tardi. “In troppi – specifica il Difensore Patrimoniale – non conoscono i motivi che permettono un annullamento o una considerevole riduzione del debito con l’Agenzia delle Entrate Riscossione.

Non è un caso, infatti, che abbiamo messo la nostra esperienza a disposizione degli imprenditori realizzando “Liberati da ex Equitalia”. Il solo Best Seller Amazon che ti spiega come risolvere anche se non sai da dove iniziare”.

Infine, il consiglio che Carlo Carmine vuole dare al Fisco, è che “si possa davvero mettere mano a una riforma orientata all’abbassamento della pressione fiscale. Una riforma che guardi agli imprenditori, oggi fin troppo impossibilitati a far azienda e al pensare al domani”.

Tax Show Live, il 1° show su YouTube fatto da imprenditori per imprenditori, è in onda tutti i mercoledì a partire dalle 20.30.