Faq per gli Imprenditori su Fisco e Riscossione

Scegli l’argomento e scopri tecniche, informazioni e casi pratici per risolvere con il Fisco

Estratto di Ruolo

L' Estratto di Ruolo è un documento rilasciato dall'Agenzia delle Entrate Riscossione su richiesta del debitore

Esso consiste in un elaborato informatico recante il dettaglio delle cartelle esattoriali emesse e presuntivamente notificate al contribuente

L’Agenzia delle Entrate Riscossione può procedere al recupero coattivo del credito (come con un pignoramento, una ipoteca o una intimazione di pagamento) solo se le cartelle esattoriali siano state notificate correttamente (qui alcune specifiche in merito all'impugnabilità dell'estratto di ruolo), perciò diventa fondamentale verificare la cartella con un professionista specializzato (clicca qui per maggiori informazioni) e successivamente impugnare la cartella e, con essa, anche l’estratto di ruolo che la contiene. 

Ricorda, 1 volta su 2 l'imprenditore batte il Fisco in Giudizio. Sono dati del Ministero dell'Economia e della Finanza

Mediante la piattaforma Fisconline dell'Agenzia delle Entrate per cui occorre registrarsi per l'accesso al servizio web; Con la Carta Nazionale dei Servizi (CNS), presente anche nella nuova tessera sanitaria fornita di microchip.

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Non più, anche se fortunatamente sono previste alcune deroghe.

In precedenza, il contribuente per contestare l’omessa o l’inesatta notifica di cartelle di pagamento a suo carico avrebbe potuto accedere al contenzioso tributario attraverso la contestazione del c.d. “Estratto di ruolo”. 

 

Con l’art. 3-bis del D.L. 146/2021, l’amministrazione finanziaria ha invece disposto, come regola generale, la non impugnabilità dell’estratto di ruolo, ora al vaglio della Corte di Cassazione

Le nuove disposizioni limitano, decisamente, le possibilità di difesa del contribuente che sono previste in materia di contenzioso tributario.




Dicevamo delle deroghe. È infatti ancora ammessa l’impugnazione del ruolo e della cartella di pagamento invalidamente notificata se il contribuente che agisce in giudizio dimostra che l’esistenza di quelle somme possa procurargli un pregiudizio:

 

  • per la partecipazione ad una procedura di appalto, per effetto di quanto è previsto, in materia di contratti pubblici, dall’art. 80, comma 4, del d.lgs. 18/4/2016, n. 50. 
  • per la riscossione di somme dovute a suo favore dai soggetti pubblici di cui all’art. 1, comma 1, lett. a), del d.m. 18.1.2008, n. 40, per effetto delle verifiche indicate all’art. 48-bis del d.p.r. 29.9.1973, n. 602, 
  • per la perdita di un beneficio nei rapporti con la pubblica amministrazione

È una buona notizia non trovi ? Per saperne di più ti consigliamo di guardare questo video.

Saldo e Stralcio

Come definito dal Decreto Fisco-Lavoro, tutti coloro che non hanno saldato le rate 2020 e 2021 della “Rottamazione-Ter” e del “Saldo e stralcio”, con pagamento da effettuare entro il 9 dicembre, sono decaduti. Ciò significa che sono esposti a subire un’intimazione di pagamento.

Cartelle Esattoriali

Come definito dalla Legge di Bilancio 2022, il termine di pagamento per le cartelle esattoriali (notificate dal 1° settembre 2021 ed entro il 31 marzo 2022) è fissato a 180 giorni. Restano però solo 60 giorni per impugnare e verificare il debito.

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Rateizzazione

Caso 1 - Nuovi termini di decadenza per le rateizzazioni in essere all’inizio della sospensione Covid-19 (art. 3, comma 1)

Per le rateizzazioni in essere all’8 marzo 2020 (*) , cioè prima dell’inizio del periodo di sospensione della riscossione conseguente all’emergenza epidemiologica Covid-19, è prevista l’estensione da 10 a 18 del numero di rate che, se non pagate, determinano la decadenza della dilazione concessa.

Per le rateizzazioni concesse dopo l'8 marzo 2020 (*)  e richieste fino al 31 dicembre 2021, la decadenza si concretizza al mancato pagamento di 10 rate.

Caso 2 - Differimento dei termini di pagamento delle rateizzazioni in essere all’inizio della sospensione Covid-19 (art. 3, commi 2 e 3)

Per i contribuenti con piani di dilazione in essere all’8 marzo 2020 (*) , il termine per il pagamento delle rate in scadenza nel periodo di sospensione (8 marzo 2020 - 31 agosto 2021) è stato differito dal 30 settembre al 31 ottobre 2021.

Si ricorda che il 31 dicembre 2021 sono cessati gli effetti di alcuni provvedimenti introdotti dal “Decreto Ristori” (DL n. 137/2020) in materia di rateizzazioni.

Caso 3 - In particolare, per le istanze presentate a partire dal 1° gennaio 2022:
sarà sempre necessario documentare la temporanea situazione di difficoltà economica così come previsto dall’art. 19 DPR 602/1973 per importi superiori a 60 mila euro, (viene pertanto a cessare l’estensione del precedente limite di euro 100 mila) anche per l’ottenimento di piani di dilazione fino a 72 rate;
la decadenza si realizzerà al mancato pagamento di 5 rate anche non consecutive così come previsto dall’art. 19 DPR 602/1973 (viene pertanto a cessare l’estensione del precedente limite a 10 rate).

Caso 4 - Infine, i debiti già decaduti dal beneficio di una precedente rateizzazione per mancato pagamento delle rate – indipendentemente dalla data in cui tale decadenza si sia concretizzata – possono essere nuovamente dilazionati solo se, per le richieste di riammissione che verranno presentate a partire dal 1° gennaio 2022, il contribuente regolarizzi preliminarmente tutte le rate già scadute.

(*) per i soggetti con residenza, sede legale o la sede operativa nei comuni della cosiddetta “zona rossa” (allegato 1 del DPCM 1° marzo 2020), la sospensione decorre dal 21 febbraio 2020.

Il consiglio è di verificare il debito cliccando qui.

Rottamazione Ter

Come definito dal Decreto Fisco-Lavoro, tutti coloro che non hanno saldato le rate 2020 e 2021 della “Rottamazione-Ter” e del “Saldo e stralcio”, con pagamento da effettuare entro il 9 dicembre, sono decaduti. Ciò significa che sono esposti a subire un’intimazione di pagamento.

 

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Istanza di Fallimento

Si, in pratica, l’Ente creditore (Agenzia delle Entrate o Agenzia delle Entrate Riscossione) potrà chiedere al Tribunale competente di dichiarare il fallimento della società debitrice e per avanzare tale richiesta risulterà sufficiente che l'Agente della riscossione alleghi alla domanda il semplice ruolo esattoriale, senza che risulti necessaria la preventiva notifica di un avviso o di una precedente azione esecutiva.

Durc e Debito Fiscale

Nel caso di un DURC negativo, cioè che attesti una posizione di irregolarità contributiva dell'impresa nei confronti di INPS, INAIL e Cassa Edile, oltre alle ordinarie azioni di recupero del credito da parte degli enti, l'impresa nei lavori pubblici perderà l'aggiudicazione dell'appalto, non potrà stipulare contratti di appalto o subappalto, non avrà diritto al pagamento dei SAL o delle liquidazioni finali; nei lavori privati avrà la sospensione del titolo abilitativo connesso alla concessione edilizia o alle DIA; non avrà l'attestazione da parte delle SOA.

Decorsi inutilmente 15 giorni dalla richiesta di regolarizzazione, con specificazione da parte degli Enti dei carichi da saldare per la regolarizzazione, la risultanza negativa assumerà carattere definitivo e verrà comunicata al soggetto che ha effettuato la richiesta di Durc.

In caso di affidamento di lavori edili in appalto, il committente o il responsabile dei lavori deve effettuare la verifica dell’idoneità tecnico professionale delle imprese esecutrici anche tramite l’esibizione del Durc in corso di validità.

Nel caso in cui il documento non sia disponibile l’appalto viene messo in discussione

Intimazione Pagamento

L’intimazione di pagamento è l’atto con il quale l’agente riscossore, ai sensi dell’art. 50 Dpr 602/1973, invita il contribuente a pagare una determinata somma di denaro ponendo un termine perentorio e molto ristretto.

Qualora l’imprenditore non dovesse essere in grado di saldare la somma richiesta, l’Ente Riscossore procederà alle azioni esecutive quali iscrizioni ipotecarie e/o pignoramenti. Con la ripresa della riscossione post pandemica, c’è da dire che le azioni esecutive, se prima meno puntuali, ad oggi partono al primo giorno utile.

Ci sono casi, infatti, in cui dopo i 5 giorni intimati, giunti al sesto si è proceduti con l’azione esecutiva di pignoramento (in questo video raccontiamo un caso specifico).

Il consiglio, nel caso di ricezione di una intimazione di pagamento, è procedere alla verifica dell’atto e alle possibilità di impugnarlo.

L’ente incaricato di notificare un’intimazione di pagamento è l’ex Equitalia, che oggi ha preso il nome di Agenzia delle Entrate/Riscossione.

E’ importante sottolineare che l’ente riscossore deve precedere questo atto con la notifica delle cartelle di pagamento/avvisi di accertamento esecutivi/avvisi di addebito Inps con valore esecutivo a cui si riferisce o sono in esso contenute ed è obbligatorio prima di intraprendere l’esecuzione forzata quando è decorso più di un anno (12 mesi) dalla notifica degli atti appena indicati.

Il termine per provvedere al pagamento di questo atto è molto stringente e perentorio: 5 giorni.

Trascorso questo termine dalla sua notifica, l’agente della riscossione può iniziare l’esecuzione forzata e quindi intraprendere azioni esecutive come l’ipoteca sugli immobili o il pignoramento del conto corrente, o dello stipendio, o ancora un fermo amministrativo del veicolo. 

La legge concede, a seconda dei tributi a cui si riferisce l’intimazione, anche fino a 60 giorni (ad esempio per l’Irpef, Ires o Iva) per presentare un ricorso, ma il consiglio è di procedere con molta celerità e considerare sempre come limite massimo solo 20 giorni.

L’intimazione di pagamento deve essere obbligatoriamente notificata al contribuente, in base a quanto previsto dall’art. 50, comma 2 Dpr 602/73, se l'espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento.

Essa consiste nell’avviso contenente l'intimazione ad adempiere l'obbligo risultante dal ruolo esattoriale entro cinque giorni.

Se, dunque, il pagamento della somma richiesta non avviene entro il termine di 5 giorni dalla notifica dell’intimazione di pagamento, Ex Equitalia può procedere con il Pignoramento vero e proprio.

 

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Non tutti sanno che l’intimazione di pagamento non ha una efficacia illimitata nel tempo ma, al contrario, ha una efficacia di un anno dalla sua notifica.

Ciò vuol dire che l’Agenzia delle Entrate Riscossione potrà procedere all'esecuzione forzata (atto di pignoramento) entro un anno dalla notifica dell'intimazione stessa.

Decorso tale termine, infatti, l’Agenzia delle Entrate Riscossione non potrà attivare alcuna procedura esecutiva, salvo notificare una nuova intimazione di pagamento.

 

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Pignoramento

Si, è il caso previsto dall’art. 72 bis DPR 602/73, in base al quale, fatta eccezione per i crediti pensionistici, l’Agenzia delle Entrate Riscossione può ordinare al “terzo debitore” (Es. Banca, Datore di Lavoro,...) di pagare il credito direttamente all’Ente, fino a concorrenza del credito per cui si procede.

Il pagamento da parte del terzo dovrà avvenire nel termine di 60 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, per le somme maturate antecedentemente alla notifica dell’azione esecutiva; alle rispettive scadenze per le restanti somme.

 

Nel caso in cui il terzo pignorato sia un soggetto detentore di crediti pensionistici (Es. Inps,...), considerata la particolarità degli stessi, Ex Equitalia dovrà obbligatoriamente instaurare una procedura di espropriazione dinanzi al Giudice dell’Esecuzione del Tribunale competente.

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Quando Agenzia delle Entrate Riscossione notifica un verbale di pignoramento mobiliare il debitore non può più disporre liberamente del bene.

Con la notifica dell’atto di pignoramento egli è dichiarato custode dei beni pignorati e di tutti gli accessori comprese le c.d. pertinenze e i c.d. frutti.

L’Agenzia delle Entrate Riscossione, con la notifica del Verbale di pignoramento, intima al contribuente di consegnare ad es. il veicolo entro 10 giorni.

Superato il termine di 10 giorni, l’Agente di Polizia che dovesse accertare la circolazione dei beni pignorati può procedere al ritiro della carta di circolazione, nonché, al ritiro dei titoli e dei documenti relativi alla proprietà e all’uso dei beni pignorati.

 

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Si, l’Agenzia delle Entrate Riscossione ha l’obbligo di allegare all’atto di pignoramento ed in generale a tutti gli atti relativi al procedimento di esecuzione le cartelle di pagamento, gli avvisi di addebito o gli avvisi di accertamento esecutivo presupposti.

L’obbligo nasce dalla necessità di garantire il corretto esercizio del diritto di difesa da parte del contribuente e dalla necessità di rendere comprensibili le somme (con riferimento esplicito alle modalità di calcolo degli interessi applicati) poste alla base della richiesta finanziaria.

 

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Si, in questo caso si parla di pignoramento immobiliare, come previsto dall’art. 76 Dpr 602/73 sotto il nome della c.d. “Espropriazione immobiliare”.

In questo caso, l’Agenzia delle Entrate Riscossione, può procedere solo se l'importo complessivo del proprio credito supera 120.000 Euro a differenza dell’ipoteca esattoriale, art. 77 Dpr 602/73, la quale prevede un limite di procedibilità ben più basso, cioè pari a 20.000 Euro. 

 

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Non tutti sanno che l’intimazione di pagamento non ha una efficacia illimitata nel tempo ma, al contrario, ha una efficacia di 180 giorni dalla sua notifica.

Ciò vuol dire che l’Agenzia delle Entrate Riscossione potrà procedere all'esecuzione forzata (atto di pignoramento) entro 180 giorni dalla notifica dell'intimazione stessa.

Decorso tale termine, infatti, l’Agenzia delle Entrate Riscossione non potrà attivare alcuna procedura esecutiva, salvo notificare una nuova intimazione di pagamento.

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Ipoteca

Se non hai mai ricevuto la notifica si, puoi agire in giudizio contestando la mancata ricezione dell’iscrizione ipotecaria e degli atti ad essa presupposti, cioè: la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria, le cartelle di pagamento, gli avvisi di addebito o gli avvisi di accertamento esecutivo.

A quel punto, sarà onere dell’ufficio fornire la prova contraria.

 

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La mancata o errata notifica di uno degli atti presupposti all’iscrizione ipotecaria rende la stessa invalida e dunque illegittima.

Quindi, se Ex Equitalia non ti ha notificato la cartella di pagamento, l’avviso di addebito o l’avviso di accertamento esecutivo, presupposti all’ipoteca, puoi procedere con la contestazione dinanzi agli organi competenti.

 

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Si, l’Agenzia delle Entrate Riscossione per procedere con l’attivazione dell’iscrizione ipotecaria può agire entro un anno dalla notifica della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria.

 

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Si, l’art. 77 del DPR 602/73 non impedisce all’Agenzia delle Entrate Riscossione, di procedere con l’ipoteca.

Tuttavia, c’è stato più di un precedente in cui i giudici hanno dichiarato illegittima l’ipoteca iscritta per un valore nettamente inferiore rispetto al valore dell’immobile.

L’ipoteca dunque potrebbe essere annullata dal giudice per manifesta sproporzione.

 

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Si, l’ipoteca può essere iscritta anche sulla prima casa, a condizione però che il debito del contribuente sia superiore a Euro 20.000.

Per quantificare l’ammontare del debito presupposto all’iscrizione ipotecaria si considera il valore totale della cartella o delle cartelle di pagamento oggetto della medesima.

 

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Avvisi di Accertamento

L’avviso di accertamento è un atto molto “pericoloso” ed è fondamentale verificarlo con un professionista specializzato anche perché, chi non paga all'Agenzia Entrate quanto richiesto, rischia finanche il pignoramento da parte dell'agente della riscossione, senza il gradino intermedio della cartella esattoriale. Abbiamo trattato l’argomento in Questo Articolo che ti invito a leggere per dettagliare.

L’imprenditore al centro di un accertamento può sempre valutare la strada della verifica dell’atto ricevuto. Questo, se fatto con un professionista specializzato, permette una immediata riduzione delle richieste dell’Ente Riscossione. Difendersi, quindi, è possibile. Lo stesso MEF definisce in 1 volta su 2 le possibilità di ridurre totalmente o parzialmente il debito con il Fisco se si ricorre al Giudice.

In Questo Articolo potrai approfondire che cos'è un avviso di accertamento e come è possibile difendersi.

Avvisi Bonari

Nel caso di mancato pagamento entro il termine di 30 giorni dal ricevimento dell'avviso bonario, l'Amministrazione finanziaria provvede alla conseguente iscrizione a ruolo. In tal caso, la cartella di pagamento, deve essere notificata, a pena di scadenza, entro i termini fissati dall'art. 25 del D.P.R.

L'avviso bonario è una comunicazione con la quale l'Agenzia delle Entrate informa il contribuente del controllo effettuato sulla sua dichiarazione dei redditi, evidenziando eventuali imposte e contributi che non risultano pagati.
 

Il cittadino ha tempo 30 giorni per rispondere all'avviso bonario. Può procedere in diversi modi, in base al caso: correggere le errate informazioni, provvedere al pagamento dell'imposta non saldata, pagare l'eventuale sanzione, tramite il versamento di un F24, oppure non concordare con la comunicazione e rivolgersi a un professionista specializzato per la contestazione. 

Invito a Comparire

L’invito a comparire è una novità introdotta di recente nel panorama tributario italiano.

Costituisce, nella sostanza, un’anticipazione di un successivo avviso di accertamento. Infatti, con l’invito a comparire, il legislatore tributario ha obbligato l’Amministrazione finanziaria a “prendere contatti” con il cittadino proprio per consentire a quest’ultimo l’esercizio del proprio diritto di difesa in forma “anticipata”, al fine cioè di evitare nella migliore delle ipotesi l’emissione del successivo avviso di accertamento. 

 

L’introduzione del diritto a comparire in termini normativi è un passo avanti perché le stesse Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno più volte sollevato il problema di un vuoto di tutela del contribuente rispetto all’azione del Fisco.

No, la nuova disposizione lo prevede solo in capo all’Amministrazione finanziaria. 

 

Nel caso in cui, però, si dovesse decidere di non rispondere all’invito a comparire, è bene precisare che, a seguito della notificazione del successivo avviso di accertamento, non sarà più possibile avvalersi della procedura di “adesione” e, quindi, sarà preclusa la strada di qualsiasi accordo “transattivo” raggiungibile, in fase precontenziosa, con il Fisco. 

 

È quindi consigliabile non perdere questa opportunità e nel caso si riceva la notifica dell’invito a comparire è bene rivolgersi immediatamente a un professionista specializzato per farsi assistere fin da subito.

Transazione Fiscale

Per situazioni debitorie complesse, per intenderci superiori almeno a 500mila euro, riferiti a soggetti fallibili, esiste il nuovissimo strumento della Transazione Fiscale. Definito il nuovissimo saldo e stralcio per le aziende, la transazione fiscale, inserita all’interno del concordato preventivo, permette l’abbattimento del debito sino all’85%

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Composizione Negoziata della Crisi

Si tratta di un percorso volontario, extragiudiziale, che prevede la figura dell'imprenditore che mantiene la gestione autonoma dell'impresa, e viene affiancato da un esperto indipendente che supporta l'imprenditore nella identificazione di possibili soluzioni nonché nelle trattative con i creditori.

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Autonomamente o tramite un proprio advisor/legale si presenta istanza telematica alla CCIAA territorialmente competente che, entro cinque giorni nomina l’esperto indipendente che affiancherà l’imprenditore nel suo percorso di uscita dalla crisi.



Gli strumenti sono tanti ma ognuno ha delle caratteristiche che più si adattano al caso concreto.

L’imprenditore, per valutare la propria situazione di squilibrio, può facilmente ricorrere a un test di autovalutazione presente nella piattaforma telematica nazionale creata dalle Camere di Commercio.

Una volta effettuato il test, resosi conto della propria situazione patrimoniale, economico e finanziaria, l’imprenditore potrà discrezionalmente decidere se:

  1. Non utilizzare la procedura di composizione negoziata;
  2. Decidere di usufruire della procedura di composizione negoziata.

Nel caso in cui l’imprenditore optasse per la prima ipotesi, avrebbe naturalmente a disposizione tutti gli altri strumenti di gestione della crisi previsti dall’attuale normativa, quali per esempio: concordato preventivo, accordo di ristrutturazione dei debiti, transazione fiscale e previdenziale,  ecc...

Nel caso in cui, invece, l’imprenditore scegliesse la seconda ipotesi, si procederebbe con la nomina dell’esperto che affiancherà l’imprenditore. 

Possono accedere alla composizione negoziata della crisi d’impresa tutti gli imprenditori, sia commerciali che agricoli, persino le start-up; sostanzialmente può accedervi chiunque sia iscritto al Registro delle Imprese, senza alcun requisito dimensionale, che versa in una condizione di squilibrio patrimoniale e che può incorrere in uno stato di crisi o d’insolvenza. Addirittura anche le imprese che sono già in uno stato di insolvenza conclamato, purché si rilevi la sussistenza di una ragionevole probabilità di risanamento, possono accedervi!

Concordato Preventivo

Il d.l. 118/2021, convertito nella legge 21 ottobre 2021, n. 147, è intervenuto chiarendo che il tribunale può omologare il concordato preventivo anche in mancanza di adesione e quindi anche in presenza di un voto contrario da parte dell’amministrazione finanziaria

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