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La Transazione Fiscale: il vero saldo e stralcio per le aziende

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La Transazione Fiscale: il vero saldo e stralcio per le aziende

Al di là della riscossione e della notifica delle cartelle esattoriali che ormai sembra pronta alla ripartenza, esiste un aspetto che va affrontato. Questo perché in grado da un lato di “salvare le aziende dal fallimento” e dall’altro di restituire “vigore” alle stesse.

Con il calo di fatturato e situazioni debitorie mal gestite degli ultimi anni (dalla crisi del 2008 fino a quella del Covid), molti imprenditori hanno accumulato pendenze fiscali anche superiori al milione di euro.

Il 4 dicembre del 2020 il Governo ha creato un’autostrada per gli imprenditori che vogliono poter trattare con il fisco o i fornitori per importi anche rilevanti, identificabili attraverso una posizione debitoria aggiornata.

La Legge 159/2020, di conversione del D.L. 125/2020, in vigore dal 4 dicembre 2020 consente l’anticipata entrata in vigore del Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza. Questo nella sola parte riguardante gli strumenti relativi al Concordato Preventivo e all’accordo di Ristrutturazione del debito. 

Dunque, vanno valutati i presupposti di fallibilità necessari per poter presentare una Domanda di Concordato Preventivo. Se l’imprenditore dimostra di non poter soddisfare l’erario (Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate Riscossione) e gli Enti previdenziali (Inps, escluse le Casse private), potrà presentare una proposta di “saldo e stralcio” dei debiti tributari e contributivi.

Attraverso la transazione, quindi, il risparmio per l’azienda può essere finanche dell’80-85% del debito fiscale e con i fornitori. 

Non a caso, infatti, in CFC Garanti dell’Imprenditore abbiamo ribattezzato questo strumento di risanamento aziendale come il “nuovo saldo e stralcio per le aziende”. 

Di fatto, questo intervento consiste nella possibilità, per il tribunale, di omologare gli accordi di ristrutturazione o il concordato preventivo.  Ciò a determinate condizioni ed in mancanza di adesione al piano da parte dell’Amministrazione finanziaria (o dell’INPS).

Come si attua?

La transazione fiscale si applica ai tributi erariali e relativi accessori amministrati dall’Agenzia delle Entrate, quali IRES, IRPEF, IVA, IRAP. Inoltre, vi rientrano anche i tributi che costituiscono risorse dell’Unione Europea, come L’IVA.

Il nome dell’istituto non deve porre in inganno, infatti non è una transazione in senso tecnico (art. 1965 c.c.). Nello specifico descrive unicamente le modalità attraverso cui, nell’ambito del concordato preventivo e degli accordi di ristrutturazione, il debitore può ottenere che il tribunale omologhi un abbattimento e/o una dilazione del proprio debito fiscale e previdenziale.

Pertanto, in prima battuta la proposta concordataria deve risultare migliore rispetto all’alternativa liquidatoria. Inoltre avuto riguardo ai crediti fiscali e previdenziali, questi non debbono essere trattati in maniera deteriore, cioè peggio, rispetto agli altri crediti. Per questo è previsto che il piano di concordato sia accompagnato da un’attestazione positiva redatta da un professionista indipendente.

Tale relazione non vincola, però, il Fisco, che può comunque esprimere un diniego al piano nell’ambito dell’adunanza dei creditori. Secondo le regole del concordato, l’adesione del Fisco, non è determinante, se il piano complessivo è approvato dalla maggioranza dei creditori.

Con le recenti modifiche in sede di conversione Il legislatore ha previsto ora che il tribunale provveda a omologare il concordato preventivo (art. 160, lf). Questo avviene anche in mancanza del voto favorevole da parte dell’amministrazione finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie.

La condizione imprescindibile per poter consentire ciò è che la proposta del debitore sia accompagnata dalla relazione del professionista. Con questa si dimostra che la proposta è più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.

Alla luce anche di queste novità, il messaggio agli imprenditori è chiaro e sottolinea come le soluzioni alle posizioni debitorie “esistano”… basta conoscerle, utilizzarle e affidarsi a professionisti specializzati in tale materia.

Come gestire la propria posizione debitoria

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