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Lettera di compliance: attenzione all’alert dell’Agenzia delle Entrate

lettera di compliance

Bisogna stare attenti alla lettera di compliance.

Da alcuni anni l’Agenzia delle entrate ha preso atto della necessità di cambiare approccio in sede di controllo fiscale, attribuendo la giusta e doverosa importanza al confronto preventivo con il contribuente.

Oggi, infatti, l’Amministrazione finanziaria, qualora ravvisi qualche irregolarità fiscale, non potrà più notificare direttamente l’avviso di accertamento  o l’avviso bonario (con la connessa cartella di pagamento), ma è obbligato a consentire, preventivamente, al contribuente di ravvedersi, sanando la violazione spontaneamente (c.d. tax compliance).

Quali sono gli strumenti utilizzati, a tal fine, dal Fisco e ai quali il contribuente deve prestare particolare attenzione?

Uno di questi è già stato analizzato in articoli dedicati, ai quali si rimanda: ci si riferisce al c.d. invito a comparire, atto che precede l’avviso di accertamento e consente una difesa “anticipata”.

L’altro è la c.d. lettera di compliance; trattasi di un vero e proprio invito che l’Agenzia delle entrate rivolge ai contribuenti che, sulla base di una prima verifica dei dati già in suo possesso (pensiamo alle fatture elettroniche, ai corrispettivi telematici, allo spesometro), non risultano in regola con la presentazione e/o la compilazione delle dichiarazioni fiscali.

Proprio ieri il Direttore dell’Agenzia delle entrate ha precisato che le prossime lettere che verranno inviate riguarderanno gli imprenditori che non risultano aver presentato la dichiarazione IVA 2021 (relativa all’anno 2020) o che, comunque, hanno omesso di compilare il quadro dedicato alle operazioni attive poste in essere (quadro VE), cioè a quelle che hanno generato un “debito IVA” da versare.

All’imprenditore che ne risulterà destinatario, sarà, pertanto, consigliabile sanare l’irregolarità al fine di evitare il rischio del successivo avviso di accertamento.

Come si può fare?

Attraverso il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997), in relazione al quale ricordiamo che:

  • la mancata presentazione della dichiarazione Iva 2021 può essere sanata (soltanto) entro 90 giorni dal termine di scadenza del 30 aprile 2021, cioè entro il 29 luglio prossimo, con la connessa riduzione della sanzione;
  • la mancata compilazione del quadro VE, invece, può essere sanata fino alla scadenza dei termini per l’accertamento .

Per sapere quali siano i termini per l’accertamento, vi invitiamo a leggere l’approfondimento dedicato all’argomento.

Si consiglia, pertanto, di non sottovalutare tali inviti alla compliance; in caso contrario, infatti, l’imprenditore, già “attenzionato” dal Fisco, non potrà sfuggire da una successiva e più aggressiva azione di controllo e accertamento.

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