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Il concordato in continuità aziendale, grande rivoluzione per risolvere le crisi fiscali e previdenziali

articolo a cura di:
Lodovico Poschi
Lodovico Poschi

pubblicazione:

A meno di ulteriori slittamenti, il 15 luglio prossimo entrerà definitivamente in vigore il nuovo codice della crisi. È una data da segnare in rosso sul calendario, soprattutto per l’importanza che andrà ad assumere il concordato preventivo in continuità.

Nuovo codice della crisi, dal 15 scatta la rivoluzione

Per gli imprenditori alle prese con crisi fiscali e previdenziali anche importanti si apre una fase nuova. Il vecchio codice fallimentare se ne va in pensione e contestualmente l’odioso appellativo “fallimento” e “fallito” usciranno per sempre dal vocabolario del legislatore.

Un segnale di speranza in un contesto che invece risulta particolarmente complesso e carico di incognite. 

Dal 15 luglio entrano a pieno regime tutti quegli strumenti posti in essere per evitare la crisi come i nuovissimi P.R.O. (Piani di Ristrutturazione con Omologazione).

Ma soprattutto, per i grossi debiti col Fisco (ed INPS), l’imprenditore può ricorrere agli accordi di Ristrutturazione del debito e soprattutto al Concordato preventivo (entrambi gli istituti da affiancare) con Transazione Fiscale (leggi questo focus).

Il concordato preventivo, strumento potentissimo per risolvere la crisi fiscale d’impresa

Dunque, con l’introduzione del nuovo codice della crisi, il concordato preventivo assumerà ancora più forza e diventerà uno strumento potentissimo a disposizione dell’imprenditore per risolvere nel modo migliore una crisi fiscale d’impresa.

Esso si collocherà fra i quadri di ristrutturazione preventiva volte al risanamento dell’impresa attraverso la modifica della composizione, dello stato o della struttura delle sue attività e passività o del capitale.

Facciamo una premessa. La legge concede la possibilità all’imprenditore di accedere ad una procedura concordataria che sia o con continuità aziendale o liquidatoria.

Concentriamoci sulla procedura in continuità aziendale, che ad oggi rappresenta la soluzione più favorevole perché consente di non sospendere l’attività. 

Il concordato preventivo in continuità, come proseguire l’attività di impresa

In questo caso il concordato in continuità aziendale prevede la prosecuzione dell’attività di impresa da parte del debitore, la cessione dell’azienda in esercizio ovvero il conferimento dell’azienda in esercizio in una o più società, anche di nuova costituzione.

Questo significa che, nel nuovo codice della crisi, il concordato in continuità assume una tale importanza da considerarla indifferentemente tanto di natura diretta che indiretta.

Il d.l. 118/2021, convertito nella legge 21 ottobre 2021, n. 147, è intervenuto chiarendo che il tribunale può omologare il concordato preventivo anche in mancanza di adesione.

Quindi, anche in presenza di un voto contrario da parte dell’amministrazione finanziaria.

La condizione imprescindibile affinché questo avvenga è che la proposta del debitore sia accompagnata dalla relazione del professionista specializzato in cui si dimostri che la proposta è più conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria.

Nuove opportunità da mettere in campo, ma serve il professionista giusto

Con il nuovo codice della crisi l’imprenditore dispone dunque di armi più affilate per risolvere il suoi problemi col Fisco ed uscire definitivamente dalla crisi e rilanciare la propria azienda nel proprio mercato di riferimento senza più il fardello dei debiti erariali

È tempo di agire affiancato dal professionista giusto

Affidarsi oggi e non domani a chi può mettere in campo la propria esperienza e la propria capacità di abbattere dell’85% (ed oltre) il carico fiscale pregresso significa poter dedicare tutte le proprie forze economiche per sviluppare il mercato ed onorare i propri impegni. 

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