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Cartelle esattoriali e Rottamazione Ter, una chance per gli imprenditori

articolo a cura di:
Giovanni Perilli
Giovanni Perilli

pubblicazione:

Cartelle esattoriali e Rottamazione Ter, una chance per gli imprenditori

Cartelle esattoriali e Rottamazione Ter, il lampo prima del tuono.

La “pace fiscale” è solo un ricordo e, giorno per giorno, il Fisco accelera sempre più la sua attività di recupero.

La prova è non solo nelle dichiarazioni di inizio anno, con l’obiettivo di mettere in cassa oltre 18 miliardi di euro dagli imprenditori, ma risiede nella quotidianità.

Migliaia, infatti, gli atti inviati ogni giorno ai tanti che hanno debiti fiscali in sospeso.

Rottamazione Ter: chi, cosa e quando si paga

Inserito nella conversione in legge del Sostegni Ter, un nuovissimo intervento del Senato cambia le carte in tavola per il pagamento delle rate della rottamazione ter scadute nel 2020, 2021 e future 2022.

Sullo sfondo, però, i dati sono sconfortanti perché ad oggi lo stesso Fisco comunica che il 43% degli imprenditori, che avevano aderito alla rottamazione ter, non sono riusciti a saldare il proprio debito nel dicembre 2021.

A ciò si aggiungono i tanti morosi (e già decaduti) per il 2020 e quelli che nel 2022 non saranno in grado di onorare le proprie scadenze.

Questo a evidenziare che la “crisi fiscale” per le imprese è un argomento all’ordine del giorno e, ancor più, che terrà banco nei prossimi mesi.

Una considerazione va fatta, proprio in riferimento alle nuove scadenze.

Dal Sostegni ter, infatti, è stato riaperto il termine di pagamento. Questa potrebbe apparire come una buona notizia ma di fatto si risolve nella richiesta, agli imprenditori, di pagare fino al 60% del proprio debito entro novembre 2022.

Nello specifico, tre le scadenze rivelate (qui un articolo dettagliato).

La prima al 30 aprile 2022, con il saldo delle rate del 2020, la seconda il 31 luglio 2022 con quelle del 2021 e la terza il 30 novembre 2022 con quelle del 2022.

Numeri alla mano, se con la rottamazione si saldava il 20% del debito ogni anno, unendo tre anni in 6 mesi, va da sé che la richiesta del Fisco è chiara.

Pagare il 60% del debito in sei mesi.

Nuovi termini di pagamento e Gestione del debito, cosa fare

La cosiddetta “riapertura” dei termini di pagamento assume quindi le vesti di un grande spauracchio perché, se è vero che questa iniziativa è stata annunciata in pompa magna, è vero anche che al saldo non ci arriverà nessuno o comunque in pochi.

Dopo anni di crisi, che sappiamo partire dal 2008, aggravata dal Covid e dall’attuale guerra (e dai rincari che sta portando), come possono le aziende saldare i propri debiti con il Fisco?

Ecco che, quindi, all’uscio tornano rischi come le intimazioni di pagamento e i pignoramenti per i tanti già decaduti e per chi, oggi, non si adopera alla ricerca di una soluzione concreta e definitiva.

Gli imprenditori, quindi, devono cogliere questa opportunità come “un po’ di tempo in più” per saldare il debito fiscale. In quest’ottica, se è vero che pagare è difficile (e sono sempre meno quelli che pagano senza aver verificato con un esperto i tanti, troppi errori che invalidano le richieste del Fisco), è ancor più evidente che oggi occorre cercare un’eccellenza del legal per gestire e risolvere il debito fiscale.

E qui la domanda di tanti imprenditori è sempre la stessa: esistono strumenti legali che permettono la verifica e l’abbattimento del debito fiscale?

Tutti gli imprenditori, infatti, vogliono dati concreti, precisi, non certo si giocano il futuro dell’azienda con il lancio di una pallina… 

Debito fiscale, imprenditori felici… ma non troppo

Due i fattori da analizzare in questo contesto. Se da un lato, infatti, i termini della rottamazione ter traslano, dall’altro la maggioranza degli imprenditori sono fuori e, per loro, non resta che attendere l’azione esecutiva. Si chiami “pignoramento” o “iscrizione ipotecaria”, preannunciati dall’intimazione di pagamenti, poco cambia: la tranquillità del proprio patrimonio, dell’azienda e della famiglia sono a rischio. In alternativa c’è poi un altro “spauracchio” con cui fare i conti. Qui il rischio è nel dover “attendere” il concretizzarsi, questa volta lato Agenzia delle Entrate, dell’essere oggetto di accertamento. Questi ultimi, ripresi dall’8 marzo dello scorso anno, sono davvero all’ordine del giorno e stanno insidiando non poco chi fa impresa in Italia.

L’essere esposti a essi è vissuto dai più quasi come una limitazione alla libertà di gestire la propria impresa soprattutto se si è consapevoli di una qualche “imprudenza” commessa o qualche scheletro nell’armadio fiscale.

Si ricorda che, in questo 2022, è già partita una macchina spaventosa per i controlli da parte di Agenzia delle Entrate che solo in questi mesi porterà a oltre 535mila controlli alle imprese.  

Cartelle esattoriali e debito fiscale, la vera opportunità

In un quadro così complesso, esistono davvero delle opportunità concrete per trasformare il “problema Fisco” in “rilancio della propria azienda.

Il nuovo Codice della Crisi d’Impresa è solo uno degli elementi in soccorso perché oggi sarà davvero possibile anche dire “addio” al debito e ripartire.

Tutto sta a far riferimento alle persone giuste, ai cosiddetti “Difensori Patrimoniali”, consulenti esperti proprio in questa materia.

Un incontro con loro potrebbe accompagnare l’imprenditore verso la soluzione definitiva, partendo da un’analisi approfondita per poi passare alla consulenza esperta di un legale altamente specializzato in materia.

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